lunedì, 25 febbraio 2008

Il Cavaliere della Notte (Prologo)

Jordan Roof atterrò con il suo elicottero privato, nel centro della città del Vaticano. Era stato convocato all’ultimo momento. Odiava quando Clemente XX lo mandava a chiamare con così poco preavviso. Credeva di essere l’unico ad avere degli impegni? In fondo lui era il presidente del più potente stato esistente: L’Unione Americana. Si era formata all’incirca nel 2050, dopo la fusione delle Americhe in un’unica nazione. In soli 20 anni di governo era riuscito a creare una vera e propria utopia. Aveva completamente eliminato la religione e tutte le altre superstizioni, a vantaggio della scienza. Ovviamente il papa non aveva gradito per niente. Lo aveva addirittura scomunicato, ma ormai il suo potere, negli stati di oltreoceano era debole. Soltanto l’Eurasia continuava ad andargli dietro. Nel giro di altri 20 anni avrebbe esteso i suoi domini anche lì.

Scese dall’elicottero grigio metallizzato con passo sicuro. Indossava una camicia nera, pantaloni e giacca blu, con una cravatta dello stesso colore. I capelli corvini, con qualche ciuffo bianco, erano pettinati all’indietro e fissati con la lacca. Si tolse gli occhiali da sole, con la montatura in oro, e li ripose nel taschino. Di solito, li portava sempre ma in Vaticano era perfettamente inutile. Tutti conoscevano la sua vera identità. Aveva due occhi color rubino, che mettevano a disagio chiunque li vedesse. Non sembravano umani e, in effetti, non lo erano.

Oltre ad essere il presidente dell’Unione Americana, Jordan Roof era anche l’ultimo Gran Maestro delle Tenebre. Dall’alba dei tempi (e anche prima), il suo ordine cercava di far sprofondare il mondo nell’oscurità. Peccato che ci fossero gli Illuminati a mettergli i bastoni fra le ruote. Per circa duemila anni, i suoi avversati avevano avuto vita facile. Erano niente poco di meno che la Chiesa Cattolica , l’istituzione più influente al mondo. A nulla erano valsi i tentativi dei suoi predecessori. La religione era diventata inattaccabile. E pure, lui ci era riuscito. Non era stato affatto facile. Aveva dovuto richiamare i quattro cavalieri neri, per screditare l’immagine della Chiesa. La gente era diventata sempre più avida e non aveva più ne tempo ne voglia di preoccuparsi della propria anima. Almeno così avveniva nei suoi domini.

Erano secoli che il leader degli Illuminati non contattava l’Ordine delle tenebre. Evidentemente erano in difficoltà. Forse voleva trattare una tregua. Oppure poteva essere benissimo un’imboscata.

Dall’elicottero scesero dieci uomini vestiti con abiti neri e occhiali da sole, per nascondere gli occhi rossi. Erano tutti armati di mitragliette, ma non erano quelle le uniche armi che avevano, e comunque non sarebbero servite a niente, in quel luogo. Soltanto i poteri arcani potevano servire contro le creature della luce.

Di fronte a loro, stavano dieci guardie svizzere, con le uniformi a righe blu e arancione. Portavano tutti una spada al fianco, ma anche per loro era poco più di un ornamento. Erano guidate da un uomo con una lunga toga nera e un semplice crocifisso di legno: un gesuita.

<<Da quanto tempo non ci incontriamo, padre Vitro>> disse Jordan Roof al gesuita con sarcasmo.

<<Non ho sentito affatto la vostra mancanza.>> rispose padre Vitro.

Il presidente e gli uomini armati cominciarono ad avanzare con passo minaccioso. Le guardie svizzere non persero tempo. Si lanciarono avanti, pronti a combattere. Ci fu un lampo di luce e le guardie cambiarono aspetto. Ora, sulla schiena, avevano delle grandi ali nere, piumate, e le spade in pugno.

<<Fermi!>> gridò padre Vitro, dispiegando le ali nere.

Nel frattempo, il presidente e i suoi accoliti avevano assunto un aspetto terrificante. Gli occhi rossi scintillavano come rubini, e i lineamenti si erano fatti più duri. I canini si erano allungati. Ricordavano vagamente i vampiri dei racconti dell’orrore.

<<Richiama i tuoi arcangeli>> disse Jordan Roof con voce imperiosa.

<<Tornate qui!>> ordinò il gesuita <<È una follia affrontarli senza sua eccellenza.>>.

Gli angeli ubbidirono all’istante. Padre Vitro era noto per essere uno dei migliori guerrieri, tra gli Illuminati. Del resto i gesuiti sono da sempre il braccio combattente della chiesa, non solo in senso metaforico.

<<Vi prego di seguirmi>> disse Padre Vitro, al presidente. <<Sua eminenza vi sta aspettando>>.

<<Facciamo in fretta>> rispose con freddezza <<Ho molti impegni>>.

Jordan Roof seguì il gesuita attraverso le strade del Vaticano. Attorno a loro, le guardie erano tutte sull’attenti. Si aspettavano qualsiasi cosa dall’Ordine delle Tenebre. Attraversarono piazza San Pietro, con velocità sorprendente. Stranamente, quel giorno, non c’era nessuno. Il papa doveva aver fatto evacuare la zona.

Proprio davanti alla basilica, sua eminenza in persona li aspettava. Non avrebbe mai permesso a quei demoni di profanare il più sacro dei luoghi. Clemente XX era un uomo parecchio avanti con gli anni, dall’aspetto apparentemente fragile. Era basso e gracile. La lunga veste bianca sembrava soffocarlo. Era quasi completamente calvo e aveva il volto rugoso. Si reggeva saldamente al bastone, nel tentativo di restare in piedi.

Nonostante l’età, Jordan Roof lo guardava con timore e rispetto. Sapeva che sotto le spoglie di quel vecchietto si nascondeva il suo rivale più temibile. Un flebile bagliore avvolse i due, e sulla schiena del papa apparvero due candide ali bianche. Lasciò cadere il bastone e avanzò verso il presidente. Pareva quasi che la vecchiaia fosse stata spazzata via in un soffio.

<<A cosa devo l’onore della vostra chiamata?>> disse il Maestro delle Tenebre, andando subito al punto. Non era da lui tergiversare.

<<Sempre diretto come al solito>> lo canzonò l’Illuminato.

<<Non ho tempo da perdere.>>

<<Bene. Allora vado subito al dunque.

Voglio complimentarvi con voi per i successi ottenuti in questi anni. Fino ad ora, nessun demone era riuscito a metterci in difficoltà. State pur certo, però, che noi non ci arrenderemo tanto facilmente. Presto manderò un esercito di Arcangeli nei vostri territori, nella speranza di liberarli dai demoni. Ho raggiunto un accordo con gli angeli ribelli del resto del mondo (così si riferiva alle altre religioni). In questo momento le nostre divergenze sono il problema minore. Liberare il mondo dalla vostra presenza ha la priorità.>>.

Jordan Roof scoppiò a ridere. <<Credete davvero che basterà qualche angelo a fermarci? Questa volta abbiamo dalla nostra ben più di semplici demoni. Sono riuscito a portare a termine il progetto dei uno dei più illustri membri del nostro ordine: Demostene. A suo tempo non è riuscito a portare a termine le sue ricerche. Sfortunatamente uno dei vostri Illuminati riuscì a fermarlo. Ma ora tutto sarà diverso. La fine del mondo è vicina. Preparatevi.>>

Se sperate che basti così poco a fermarci, siete un povero illuso. Dall’inizio del mondo vi abbiamo combattuto, e siamo ancora qui. Non basterà l’intervento del demonio in persona a fermarci. Rinunciate al vostro folle progetto, e sciogliete quell’abominio del vostro impero.>> si fece passare un giornale da una delle guardie, e glie lo gettò in faccia. <<Guardate. Nella sola Unione Americana, quest’anno, sono stati commessi più di diecimila omicidi. E non voglio nemmeno immaginare gli altri crimini. Credete davvero che la gente resisterà a lungo in queste condizioni?>>.

<<Proprio voi mi fate questa domanda. E si che i vostri predecessori ne hanno fatto una regola di vita. Per millenni avete dominato indisturbati, approfittando dei problemi della gente, che si rivolgeva a voi, in cerca di un’ancora di salvezza. Ora noi stiamo facendo esattamente la stessa cosa.

La gente ha paura degli omicidi, e noi li proteggiamo mandando in giro pattuglie di polizia, facendo sentire protette le persone. Ciò che succede nelle zone più povere serve solo ad aumentare la paura dell’anarchia e a far apprezzare il lavoro del governo.>>

<<Tutto ciò è mostruoso>> commentò il papa disgustato.

<<Suvvia. Per tutto il medioevo la chiesa ha fatto esattamente la stessa cosa.

Ad ogni modo, non intendiamo fermarci qui. Pesto anche l’Eurasia comincerà ad essere colpita da immani catastrofi, e voi non potrete fare niente>> scoppiò a ridere.

<<Lo vedremo>> rispose Clemente XX irato.

<<Avete ragione; lo vedremo, e anche più presto di quanto immaginate.

Se non vi dispiace, ora ho altri impegni. È meglio che vada.>>

<<Non ho motivo per trattenervi oltre, la vostra presenza qui non mi rallegra di certo.>>

<<In tal caso, tolgo il disturbo>>

Si volse e tornò all’elicottero, seguito dalle guardie del corpo. Sembravano l’incarnazione stessa del male e, in un certo senso, lo erano. Indossarono gli occhiali da sole tutti nello stesso momento, come fossero una sola entità, e salirono sul mezzo volante, uno alla volta. Le pale cominciarono a vorticare e l’elicottero grigio metallizzato decollò.

Clemente XX si volse verso padre Vitro e gli sussurrò queste parole all’orecchio: <<Cerca di scoprire tutto quello che puoi su Demostene e i suoi esperimenti. Non ci rimane molto tempo.>>

 

Il cavaliere della notte.doc

Per ulteriori informazioni, vi invito a contattarmi al mio indirizzo e-mail: max.meli@yahoo.it

Commenti

Mamma mia....questo romanzo si prospetta davvero interessante.....speriamo lo sia veramente....

Scritto da: Istur Isindhalar | sabato, 01 marzo 2008

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